Nicola Guidetti

Ricordo ancora con emozione quando, alcuni anni fa, durante il festival , Falaut conferì al M° Klemm il premio alla carriera per gli alti meriti didattici e per l’influenza che la sua figura ha esercitato su moltissimi flautisti della seconda metà del ‘900.
Chi, come me, era presente alla serata, ricorderà senza dubbio quanto caloroso e, direi, affettuoso, sia stato l’applauso a lui riservato dal pubblico in sala; fu un importante riconoscimento che i flautisti presenti gli tributarono, segno indiscutibile di stima e apprezzamento.
Il sentimento che mi legava al M° Klemm era di grande affetto misto ad ammirazione e gratitudine.
Parlare di lui, ora che non c’è più, è per me difficile, non solo per il dolore e il senso di vuoto che provo ma anche perché i molti ricordi che ho mi assalgono in modo disordinato.
E’ stato, senza ombra di dubbio, uno dei più grandi didatti del secolo scorso ed è impossibile descrivere la ricchezza del suo magistero.
Gli anni trascorsi nella sua classe al Conservatorio di Winterthur furono esaltanti e i suoi insegnamenti così densi che, ancora oggi, sono per me una fonte inesauribile d’ispirazione.
In genere l’allievo tende ad imitare il maestro; con Klemm, che non suonava, questo non era possibile e così ogni allievo sviluppava sé stesso nella propria unicità, pur appartenendo alla stessa scuola.
Le sue lezioni erano improntate ad un rigore assoluto e pretendeva grande dedizione e rispetto del testo.
Mi colpì fin da subito l’eleganza del fraseggio e la finezza dell’articolazione che egli richiedeva durante le lezioni; se arrivavi preparato ti ripagava con lezioni bellissime e più il brano che portavi era pronto più erano le cose che ti chiedeva di fare.
Se invece c’era qualche nota sbagliata di troppo rimandava a casa il malcapitato dicendo “torna quando sai le note…”
Aveva, poi, una grande consapevolezza di ciò che succede all’interno del nostro corpo quando suoniamo; questo gli permetteva di dare spiegazioni esaurienti e rimedi efficaci agli errori che venivano commessi; era come andare dal dottore!
Curava molto la postura; da insegnante di tecnica Alexander conosceva bene l’importanza del corretto uso del corpo per mantenerlo efficiente il più a lungo possibile e migliorare la prestazione.
Negli anni successivi al mio Solistendiplom, il nostro rapporto era diventato sempre più un rapporto tra amici; ricordo colloqui intensi nei quali si parlava delle problematiche flautistiche (spesso anche al telefono) e gli scambi di opinioni sui cd di flauto e i flautisti.
Esauriti gli argomenti “seri” si passava allo sport e ci si prendeva anche un po’ in giro quando le nazionali di calcio italiana o svizzera prendevano una batosta.
Appena veniva pubblicata una mia registrazione avevo cura di fargliene avere una copia e, dopo un po’ di tempo, lo chiamavo per avere le sue impressioni, per me preziosissime.
Concludo questo breve ricordo del Maestro con un’ultima considerazione che ne illustra ancora di più la grande personalità.
Dopo averti fatto impazzire durante le lezioni, smontando e rimontando i brani che ponevi alla sua attenzione, arrivato il momento conclusivo (concerto, esame o concorso che fosse) ti veniva vicino e ti diceva “adesso dimentica tutto quello che ti ho detto e suona…”
E questo, a ben vedere , era l’ultimo grande insegnamento che ti offriva, perché capivi che suonare non è “fare” ma “essere”.
E allora grazie Maestro Klemm, grazie, grazie, grazie…

Nicola Guidetti

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Sarà mia personale premura accogliere il racconto di chi lo ha incontrato, conosciuto e apprezzato.

Serena Klemm-Bussola