Ernesto Bussola
Lugano, 9/1/2010
Il cielo appare chiuso.
Il silenzio cerca una forma.
La realtà si risveglia ogni momento in se stessa, sembra non poter uscire.
Eppure.
La trama fitta dei possibili allude, se la si ascolta, ad altro, oltre le soglie della vista e della parola.
Non ciò che è percepito vive, non le cose o gli esseri, ma ciò che vi dà senso: l’amore, la speranza, la fatica; e la bellezza.
Ciò che si sublima non svapora: comincia, semplicemente, a essere.
Conrad, da oggi – qui intorno a te, e tu intorno a noi – impariamo a vivere la tua presenza in forme nuove. E l’immagine della tua vita, riflessa in modi diversi in ognuno di noi, si fa ora più chiara, e più profonda.
Viene da pensarti, anzitutto, come maestro. Hai saputo accogliere la grazia di essere maestro – come ogni grazia non è cercata, è accolta – con la naturalezza, l’umiltà e la coscienza di chi sa di dover servire qualcosa di più grande di noi; nella tua vita ha preso la forma della musica e dell’arte del flauto: poteva essere anche altro, comunque testimone della bellezza e della grandezza.
Verso questo, ogni gesto pensiero e respiro dà il suo contributo; e l’esattezza non concede spazio all’approssimazione.
Il corpo e lo spirito, moto esterno e moto interno, imparano a danzare insieme: anche fare un passo o alzarsi dalla sedia diviene arte.
E insegnare, in sé, non è altro che una forma dell’amore: condividere un dono è donare, è farsi dono.
E questo l’hai espresso in mille altri modi con noi: assaggiando un vino, passeggiando in silenzio nel verde, ridendo di una barzelletta o di una goffaggine, guardando insieme una partita, lasciandoti andare ai ricordi, sempre affollati di musica e amici; o proiettando la luce del tuo spirito in ogni nuova idea, abbattendo con la tua forza tranquilla ogni ostacolo che la vita ha frapposto fra te e i tuoi progetti. E accogliendo con la stessa forza e umiltà quelli che erano ineluttabili, trasformandoli, lentamente, in qualcosa d’altro e di buono: insegnamento, ancora.
Tutto questo, più di tutto, ce l’hanno raccontato i tuoi occhi, che hanno imparato a parlare più della bocca. Ci hanno raccontato la determinazione, lo stupore quasi infantile, l’insofferenza per le imprecisioni, l’allegria, la dignità e, più ancora, la capacità di commuoversi, per la musica, per l’amicizia, per un gioco dei tuoi bambini.
Nei tuoi occhi resta sempre aperto il cielo di un’umanità profondissima, vissuta fino in fondo, la forma del silenzio.
Ciò che io soprattutto non scorderò mai è l’intimità del tuo sonno di pochi giorni fa, con due pupazzi di peluche sotto il braccio.
Ma quello che ognuno di noi, con diverse emozioni, trattiene di te nel proprio cuore non è più una raccolta di ricordi, immagini mobili ed episodi vissuti insieme, ma è il mistero della forza, della dolcezza, della sapienza, dell’umorismo, dello stile, della nobiltà e dell’amore che porti nella nostra vita. Come amico, maestro, fratello, sposo e padre.
Grazie.
Condividi la tua esperienza
È mio desiderio coinvolgere coloro che possono rappresentare Conrad Klemm attraverso racconti di esperienze vissute insieme a lui, siano esse professionali, di vita, affetti e condivisione di amicizie.
Sarà mia personale premura accogliere il racconto di chi lo ha incontrato, conosciuto e apprezzato.
Serena Klemm-Bussola