Enzo Caroli
Sentii suonare per la prima volta Conrad a Roma nel 1970, capii subito che dietro quel suono c’era l’animo e il cuore non solo di un grande flautista, ma di un grande UOMO e MAESTRO.
Il suo ruolo nel campo flautistico è innegabile, lo constatai anni dopo quando ebbi la fortuna di conoscerlo, di lavorare e suonare con lui.
Non è solo come flautista che voglio ricordarlo (sono convinto che molti musicisti possano a tal proposito parlare ampiamente del suo valore), ma soprattutto come Maestro dal grande carisma e come uomo dalla profonda umanità. Umanità senza la quale non avrebbe potuto emergere la sua personalità e il suo valore artistico in quanto la tecnica, senza l’anima è solo una mera, seppur perfetta successione di suoni. Certamente non era così per lui.
Quando con gli anni ebbi l’occasione di stringere una significativa ed arricchente conoscenza mi resi conto del perché della sua “grandezza”.
Era sempre disposto ad ascoltare, entusiasta e curioso per tutto ciò che lo circondava, amava i piaceri di una vita semplice dando grande valore ai sentimenti più profondi e veri insiti in chi aveva la fortuna di frequentarlo e conoscerlo.
Sapeva infondere allegria ed era sempre un piacere averlo come ospite a casa.
Anche durante la sua malattia, così invalidante specie per un musicista di strumento a fiato, non si è mai arreso, cercando di ribellarsi a quel male che lo aveva inesora-bilmente colpito.
Ricordo quando mi recai da lui a Winterthur: la prima cosa che mi disse, dopo gli affettuosi saluti, fu: “oggi cucini tu”.
In quella settimana ci fu una complicità che ha lasciato in me un segno. Durante le lunghe passeggiate mattutine, si discuteva di tutto, musica, filosofia, arte, didattica dello strumento Alexander, poi si rincasava e ci si metteva, o per meglio dire mi mettevo, ai fornelli e lui mi aiutava ad apprendere qualche segreto culinario.
Il pomeriggio gli facevo ascoltare qualche brano della letteratura flautistica, ci si soffermava e se ne analizzava l’interpretazione. Quello che mi stupiva era che lui aveva sempre un pensiero musicale che poteva portare a varie soluzioni di inter-pretazione, ma mai una sua posizione era ferrea e indiscutibile, sempre un divenire. Mi spiegava come, soprattutto, avrei potuto insegnarlo a mia volta ai miei allievi.
Era un vero piacere lavorare assieme in tanti master e da lui ho ricevuto la più grande lezione che si possa apprendere : mi ha insegnato ad essere MAESTRO ed ora che lui non c’è più fisicamente me lo immagino sempre vicino, soprattutto quando insegno.
Quando ho un dubbio, una voce dentro di me mi dice: “forse io farei così”, naturalmente lo ringrazio di cuore e mi sento più ricco.
Conrad , o Conny, come gli amici lo chiamavano, ….ci hai lasciato un grande vuoto! Ma ci hai trasmesso con il tuo esempio e la tua vitalità un grande insegnamento umano e la forza di guardare con fiducia sempre avanti, anche nei momenti di maggior sconforto.
Tuo amico Enzo
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È mio desiderio coinvolgere coloro che possono rappresentare Conrad Klemm attraverso racconti di esperienze vissute insieme a lui, siano esse professionali, di vita, affetti e condivisione di amicizie.
Sarà mia personale premura accogliere il racconto di chi lo ha incontrato, conosciuto e apprezzato.
Serena Klemm-Bussola